MENO MALE CHE SI OCCUPA DI CULTURA
Proprio mentre Alfredo Romeo, l’ultimo editore in ordine di tempo ad ereditare il marchio l’Unità, dichiara chiusa – per l’ennesima volta, dal 2002 – la storia del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, sull’edizione di martedì sette luglio del foglio citato esce un’intervista che Massimiliano Smeriglio, assessore capitolino alla Cultura eletto come indipendente nelle liste di Alleanza Verdi Sinistra, ha concesso a tale Umberto De Giovannangeli.
Sono diversi, e dismogenei, gli argomenti che vengono affrontati nel corso della chiacchierata: si passa con non chalance dall’egemonia della cultura di destra dominata dall’essere “anti” qualunque cosa – «il nazionalismo, il razzismo, il militarismo, il maschilismo, il patriarcato, il negazionismo climatico, la logica dei decreti sicurezza sono tutte clave violente che vengono agite contro l’altro da sé» – al confronto tra Jorge Mario Bergoglio, in arte papa Francesco, e Robert Francis Prevost, alias Leone XIV.
A noi, però, interessa qui sottolineare un passaggio in particolare del dialogo: quello che segue la domanda del pennivendolo su quella che appare la moda del momento – riempirsi la bocca della parola “riformista” – della quale però nessuno, o quasi, è in grado di declinare l’effettivo significato; ci prova a modo suo l’ex esponente, di rito svendolino, di Rifondazione che però riesce soltanto a dimostrare quanti e quali danni abbia prodotto l’ideologia trotzkista di cui lo Smeriglio dimostra di essere imbevuto.
Ecco le sue esatte parole: «Massimalismo, riformismo sono parole nobili da consegnare alla storia del 900. Alle sue conquiste, alle sue tragiche sconfitte, alle sue clamorose sviste, soprattutto quella che dovrebbe fare più scuola: mentre appunto ci si accapigliava tra socialisti e comunisti i fascisti prendevano il potere in Italia e gli stalinisti distruggevano i sogni della Rivoluzione d’ottobre trasformandoli in incubi come spiega Victor Serge in Memorie di un rivoluzionario».
All’esponente sedicente democratico laziale desideriamo ricordare che quello che lui definisce “stalinismo” è in realtà una categoria inesistente, creata ad arte dai nemici del popolo sovietico – che collaborarono attivamente con le bestie fasciste tedesche pensando di poter dare luogo ad un colpo di Stato che destituisse il “magnifico georgiano” – nel tentativo di screditare il marxismo-leninismo, ossia l’unica teoria la cui messa in pratica abbia mai portato all’attuazione della Rivoluzione.
Lui, se crede, può continuare a trastullarsi nella lettura di testi composti da autentica gentaglia quale ad esempio i due britannici Isaac Deutscher e Christopher Hitchens, o il tedesco Ernest Mandel o piuttosto l’italiano Livio Maitan se preferisce, ma – quando si trova a rilasciare dichiarazioni pubbliche – lasci perdere i riferimenti storici: dopo il suo passaggio in Campo Progressista (la defunta formazione borghese guidata da Giuliano Pisapia) crediamo non abbia più alcun diritto di utilizzarli.
Bosio (Al), 25 luglio 2026
la Redazione del blog Pennatagliente
http://pennatagliente.wordpress.com